12 gennaio 2006

Ruscazzese - Zeppolese 4 - 3

Quando si erano affrontate, nel girone di andata, gli animi erano sereni. Il campionato era iniziato da poche settimane ed entrambe le formazioni avevano riportato discreti risultati. Tra le città di Ruscazza e di Zeppola non c’erano mai state particolari rivalità e la partita, conclusasi in un disteso pareggio, non aveva giovato né svantaggiato nessuno.
Ma le cose erano cambiate. La Ruscazzese aveva avuto un campionato d’oro e pure la Zeppolese tanto che, giunti al girone di ritorno, le sorti di questa partita avrebbero potuto decidere quelle del campionato. Poi c’era stata la guerra tra i Bastardi e i Luridi che aveva esacerbato gli animi ed aveva reso i rispettivi ultras delle belve scatenate. Il neocommissario Frastuzzo aveva rafforzato il servizio d’ordine ma non era riuscito ad evitare che, qualche ora prima dell’inizio, un gruppo di Zeppolesi scatenati malmenassero un tifoso della Ruscazzese e lo mandassero all’ospedale con un gagliardetto sapientemente incastonato nell’ano. Subito presi, identificati e rimessi in libertà, il piccolo commando era già sugli spalti a gridare oscenità.
Il sindaco Tosetti, in tribuna vip, indicava col naso all’assessore Gattabui il recente acquisto della squadra, il malese Mutik, subito ribattezzato immotivatamente Sandokan dato che, ben lungi dall’assomigliare a Kabir Bedi, era alto 1,45, calvo, occhi a mandorla e per qualche motivo non aveva capito che doveva mettere le mutande sotto i calzoncini e non viceversa. Tosetti diceva che nel campionato malese giocava nella prima serie e l’anno precedente aveva segnato 117 gol. In realtà era un emigrato dedito al favoreggiamento della prostituzione che era stato messo in libertà vigilata e raccomandato come discreto giocatore dal direttore del carcere. Tosetti giocava infatti sul fattore psicologico e Sandokan, per qualche strano motivo, faceva paura, anche se forse più come bestia ignota che come eroico condottiero. C’è da dire che l’inseparabile scimitarra, che a sorpresa la FIGC gli aveva permesso di portare in campo, faceva la differenza.
Al fischio d’inizio Merino, centravanti della Zeppolese, colpì con un pugno Benzi, uomo di punta della Ruscazzese. Il pallone non si era quasi mosso dal disco centrale. Sugli spalti iniziarono le sommosse ed in campo si scatenarono altre scazzottate. Si dovette intervenire con fumogeni, cani, idranti e granate stordenti. Le voci sull’uso del napalm vennero poi totalmente confutate. La partita riprese solo quindici minuti dopo ed insieme a Merino, espulso, nel campo mancavano altri sette giocatori, tra espulsi e feriti, tra cui il portiere della Zeppolese che fece tutta la partita col giovane Apicloro, terzino tutto d’un pezzo, a guardia della porta con l’ordine esplicito di difenderla con la vita.
In un clima di guerriglia urbana, con un bilancio finale di quindici feriti ed un evirato (si sospettò di Sandokan che tuttavia non venne trovato in possesso della sua scimitarra e non fu possibile incriminarlo), la partita si concluse con la vittoria della Ruscazzese, che ad ogni modo non vinse il campionato perché in deficit di giocatori nei match successivi. La partita entrò negli annali e segnò l’inizio della rivalità sportiva tra due città che per secoli erano state pacifiche vicine.
Su tutti, ancora una volta, il giuoco del calcio vinse.

Sindaco Tosetti