01 gennaio 2006

Il primo incontro tra Piattola e Zecca

Il bar, piuttosto unto, stava nella zona di via Zanna Bianca. Molti anni dopo quella zona divenne per qualche tempo tristemente famosa a causa dei delitti dell’Uccisore Ambidestro, quello che per tanti mesi aveva tenuto in scacco la polizia compiendo indistintamente omicidi casuali utilizzando entrambe le mani. A quei tempi la zona era fuori mano, via Zanna Bianca era uno stradello poco servito ed il Bar Mirella era ritrovo per gente poco raccomandabile. Il locale, con molta probabilità, ispirò anni dopo a George Lucas la scena del Bar di Guerre Stellari. Come nel celebre film, anche al Mirella decine di idiomi differenti si mischiavano dando l’impressione di un crocevia stellare. Gli stessi gestori avevano dato il LA alla Babele: la signora Mirella, ruscazzese d.o.c., aveva sposato Francesco detto Ciccio, siciliano. Loro soci erano Claudia, veneta, e suo marito Antonio, romano, detto Er Papa in quanto favoleggiava di aver pranzato con papa Montini. Il bar era tipicamente frequentato da camionisti fin d’oltralpe, fancazzisti indigeni, mafiosi meridionali, sbruffoni settentrionali, dementi soprannazionali.
Quella mattina il locale era insolitamente vuoto, fatta eccezione per un francese che chiedeva informazioni alla Mirella la quale continuava a dirgli di andare sempre dritto anche se il viale finiva cento metri dopo, e per un ragazzo con un evidente e peloso neo sul viso, seduto ad un tavolo.
Quest’ultimo si versava lambrusco in un piccolo e massiccio bicchiere di vetro e cercava senza riuscirci di finire un solitario. In una tasca, seminascosto, aveva un libretto di psicologia. Entrò un altro ragazzo, piccolo e con una faccia anonima, e si mise a sedere al bancone. La Mirella congedò il camionista ripetendogli di andare sempre dritto e servì un lambrusco anche all’ultimo arrivato. Questi prese il bicchiere e, incuriosito, si andò a sedere al tavolo del solitarista. Si annusarono all’istante, così come fanno i cani, scoprendosi affini. Per lungo tempo non si dissero nulla. Poi il ragazzo col solitario parlò.
- Non vuole venire. E’ tutta la mattina che ci provo.
- Cosa c’è che non va? - chiese l’altro aggiungendo una cadenza sarda all’elenco.
- Questo Re qui dovrebbe essere là, e questo cavallo dovrebbe stare qui. - rispose il primo.
- E che problema c’è? - rise il sardo. Spostò le carte così come sarebbero dovute essere disposte per far venire il solitario. - Se le cose non vanno bene, ce le facciamo andare. - e rise ancora. Il primo sorrise ed annuì a sua volta.
- Non sempre è possibile.
- Molte volte siamo noi che lo pensiamo. Vedi, tu pensavi di non poterlo fare, ed invece è stato semplicissimo. Complimenti, hai finito il solitario! Certe volte, credimi, è meglio non pensare troppo. Tu, invece, mi sembri uno che pensa tanto. Sbaglio?
- No, non sbagli. E forse non hai tutti i torti. Forse penso anche troppo.
Il sardo gli porse la mano.
- Mi chiamo Nenni. Se diventiamo amici potrei farti pensare di meno e agire di più.
- Mi chiamo Silvio. Va bene, ne approfitterò per farti agire di meno e pensare più a lungo.Risero. Di lì a poco avrebbero formato una temibile coppia di criminali.

ZeccaPiattola