18 dicembre 2005

Un canto di Natale per Fat Emiro

La sera del giorno 24 dicembre, vigilia di Natale, tutti i domestici della villa di Fat Emiro dovettero restare fino a tardi per esaudire i capricci del loro datore di lavoro. Uno di loro, che si era timidamente arrischiato a chiedere di poter tornare prima dalla famiglia, venne messo di fronte ad una pila di stoviglie tali che i suoi cari lo videro rientrare solo dopo la Befana.
Dopo una cena che avrebbe sfamato una buona porzione di continente africano il cotechino Emiro, tra rutti di ogni sapore-odore-forma-tonalità, se ne andò a letto. Forse i settecento grammi di tortellini in brodo, forse la teglia di lasagne, forse lo zampone al metro, il cappone farcito e glassato, il prosciutto intero al forno, le diciassette palle di profitteroles, la brocca di crema al mascarpone, le quattro bottiglie di lambrusco, il cioccolatino col caffè (ecco, forse proprio il cioccolatino), chissà dunque per quale motivo, comunque Emiro si sentì stranamente agitato.
Un forte rumore lo fece sobbalzare. Ai piedi del letto stava una creatura orribile, una larva umana bianca come un cencio e coperta di grumi di sangue, vermi e grandi fette di mortadella ammuffite. Nonostante il ribrezzo Emiro lo riconobbe subito.
- Erminio, maledetto, ti ho fatto seppellire così poco a fondo? - disse sprezzante mentre dentro di lui organi imbottiti di cibo si ribellavano.
- Mi hai riconosciuto subito, mortadellone. E non ti faccio paura? Mi hai accoppato facendomi patire le pene dell’inferno sette anni fa e non ti spaventi rivedendomi disfatto davanti a te?
- Mi sembri quasi più bello di allora. La morte ti dona.
- Non lusingarla, suino. Potrebbe trovarti interessante. Avevi già tutto quello che ti serviva. Eri già ricco da far schifo, per quale motivo hai voluto a tutti costi anche il mio prosciuttificio? Perché lo hai dovuto a tutti i costi radere al suolo per costruirci quell’orrendo palazzone? E perché, per farlo, mi hai torturato, ucciso, avvolto nella mortadella e dato in pasto ai miei maiali orfani? Bel fratello!
- Mi sei sempre stato sulle balle Erminio, e mamma voleva più bene a te che a me. La prova era che tu eri più grasso e per mamma grasso voleva dire migliore. Mi sono rifatto, visto?
- Fai schifo!
- Il tuo terreno mi serviva. Tutti i terreni mi servono. Ruscazza un giorno sarà mia. E non avendo io una coscienza tu devi essere sicuramente uno dei trucchi di quel pulcioso del Tisico.
- Quello sarà la tua condanna, se non ti ravvedi! Stasera riceverai la visita di tre fantasmi che ti mostreranno il tuo passato, il tuo presente e il tuo futuro. Forse dopo capirai.
Un rutto esagerato spogliò l’ectoplasma di vermi, mortadella e compagnia bella, lasciandolo nudo e decomposto. Tre individui ultraterreni, in fondo alla stanza, presero paura e scomparvero. Il fu Erminio se ne andò via attraverso un muro scuotendo la testa. Fat Emiro, intanto, si era addormentato inumidito di bava.
Il giorno dopo, Santo Natale, si alzò particolarmente incazzato. Fece licenziare due domestici a caso e dopo si sentì meglio.

Fat Emiro