01 settembre 2005

Sulle strade di Ruscazza

Zaccheo Pignacolada era un giovane carabiniere di stanza a Ruscazza. Era originario di Fumicara, un paesetto ad una ventina di chilometri, ed essere approdato così giovane in un luogo tanto prossimo a casa lo rendeva orgoglioso. Era convinto che dietro alla sua domanda di avvicinamento così repentinamente accolta ci fosse una reale stima dei superiori nei suoi confronti. Purtroppo per lui i superiori menzionati non sapevano nemmeno chi fosse. Il tutto era nato come un malinteso. L’appuntato Famona dell’ufficio centrale, dopo aver distrattamente letto la domanda di avvicinamento, aveva chiesto al Maresciallo Da Orbi se pensava fosse il caso che Pignacolada andasse a Ruscazza. Il Maresciallo in quei giorni aveva i cazzi suoi. Anzi, sospettava che in casa di membri erettili, da qualche tempo, ve ne fossero altri oltre al suo. Sua moglie, un pezzo di top model mancata per un soffio, negli ultimi tempi era più lussureggiante del solito ma a lui non la faceva vedere nemmeno con il telescopio. Insomma, la domanda dell’appuntato rimbalzò nella testa maresciallica in altri pensieri appensierata per qualche secondo, suonando più o meno come la richiesta di un drink di tanto in tanto nel presidio dei carabinieri di Ruscazza.
- Ma sì, perché no… - rispose.
L’appuntato non si sognò nemmeno di discutere, un pensiero in meno. E Pignacolada abbeverò Ruscazza.
Quel lunedì mattina era di servizio con Filippo Filippi, suo superiore e cognato dell’allora fresco di nomina Commissario Sbrodo, e percorrevano a piedi via Pagnottella conversando del più e del meno. Il Filippi, in particolare, tentava di dimostrare, citando scientificamente casi constatati di persona, che l’intelligenza femminile era direttamente proporzionale alla dimensione del seno ed inversamente proporzionale alla sfericità del culo. Pignacolada non era molto convinto ma quella mattina era di buon umore e non voleva dissentire, quindi annuiva e si sforzava di cercare casi reali o immaginari che avallassero la teoria.
In quella dal minimarket poco avanti a loro si sentì un grido e subito uscì un uomo brandendo agitato un sacchetto di plastica rigonfio. Era armato. Vide i carabinieri e si congelò. Pignacolada e Filippi impugnarono le pistole ma poi il volto di Pignacolada si fissò sull’uomo e fece una specie di sorriso distensivo. Con la mano trattenne il collega spiazzato facendogli abbassare l’arma.
L’uomo dall’altra parte era suo cugino. Suo cugino. Erano cresciuti assieme, quasi coetanei. Su e giù per le colline di Fumicara, sempre sporchi di terra, a pescare, giocare a pallone, a rincorrersi nei campi. Suo cugino, sempre stato un po’ scapestrato, sregolato, mentre lui preciso, ligio. Forse proprio per quello andavano tanto d’accordo. Suo cugino. E tutte queste cose e milioni di altre e mille e mille altre ancora attraversarono in una sola frazione di secondo la mente di Pignacolada. Suo cugino Antonio.
Suo cugino Antonio che fugge fuori da un minimarket armato.
E neppure per un secondo pensò male.
Uno scherzo, senza dubbio uno scherzo.
Antonio, sempre a scherzare, lui.
- Antonio! - disse.
E Antonio sparò uccidendolo all’istante.

Commissario Sbrodo